PRAGMATA - La Recensione

Capcom ci porta nello spazio con un centro quasi perfetto! Con un gioco old school, ma al contempo innovativo.

BrandCAPCOM
ModelloPRAGMATA
90su 100
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Capcom punta sempre più in alto, questa volta alla luna!

 Quando Capcom ha annunciato Pragmata, lo ha fatto con un trailer enigmatico, quasi poetico, capace di catturare immediatamente l’attenzione senza spiegare davvero cosa aspettarsi. Questo alone di mistero è rimasto uno degli elementi più distintivi del progetto, rendendolo uno dei titoli più curiosi e difficili da incasellare degli ultimi anni. Ma eccoci qui, finalmente il titolo è arrivato, e siamo pronti a dipanare ogni mistero sul terzo ed attesissimo gioco Capcom di questo intenso 2026.  Ci sono giochi che cercano di essere “tutto”. Pragmata, al contrario, è un titolo che sceglie con precisione cosa vuole essere, e proprio per questo riesce a distinguersi in un mercato saturo di open world ridondanti e formule reiterate. Dopo anni di sviluppo complesso, Capcom ha pubblicato un’opera che si colloca in una zona intermedia sempre più rara: quella tra produzione ad alto budget e sensibilità autoriale. Il risultato è un gioco compatto, coerente e sorprendentemente mirato, che ha convinto gran parte della critica senza però raggiungere lo status di capolavoro unanime. Uno degli aspetti più interessanti di Pragmata è la sua struttura. In un’epoca dominata da esperienze espansive e spesso dispersive, il gioco sceglie una dimensione più contenuta, con una durata che si aggira intorno alle quindici ore. La progressione è lineare ma non oppressiva, e privilegia il ritmo e la densità rispetto alla quantità. Questa scelta contribuisce a mantenere alta l’attenzione e a evitare riempitivi inutili, ma allo stesso tempo limita quella sensazione di grande ambizione che caratterizza le produzioni più imponenti. Per fare un paragone, come struttura e feeling, ricorda molto le avventure su binari old-school dell’epoca Xbox 360 e Playstation 3, dove il gameplay, la rigiocabilità e la storia erano i punti focali delle produzioni.  Stiamo parlando di un titolo che funziona sempre, ottimo e rifinito in ogni sua componente; e per un soffio non raggiunge la definizione di capolavoro.

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Sul piano narrativo, Pragmata si inserisce in una tradizione fantascientifica piuttosto classica, con una base lunare isolata, un’intelligenza artificiale fuori controllo e un mistero da ricostruire progressivamente. Tuttavia, la trama in sé non è il vero motore dell’esperienza. Il centro emotivo è il rapporto tra Hugh e Diana, costruito con gradualità e misura. La loro relazione evolve in modo credibile e riesce spesso a generare momenti di sincera partecipazione, sostenendo il coinvolgimento anche quando la storia segue binari più prevedibili. La scrittura, pur efficace nei momenti intimi, non approfondisce sempre a sufficienza i temi più ampi, lasciando alcune componenti – come l’antagonista o le implicazioni filosofiche – solo abbozzate.

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